maggio 24, 2017

Mandolino ultracuto

Probabilmente l’origine dell’invenzione di questo strumento (a Napoli denominato quarto di mandolino, mandolino ultracuto secondo me) è da ricercarsi nelle scarse possibilità tecniche degli esecutori di allora. Mi spiego: nell’ottocento la maggior parte dei suonatori di strumenti a plettro era dilettante e svolgeva durante il giorno i mestieri più svariati. Non avendo tempo necessario, quindi, per perfezionare la tecnica sulle note acute del mandolino (tasti stretti verso la cassa) note che sul mandolino ultracuto risultano ad inizio tastiera (tasti larghi) quindi più semplici da tastare. Da qui la necessità di realizzare uno strumento che ha reso agevole l’esecuzione di brani destinati altrimenti ad un numero molto limitato di musicisti (può avere, altresì, ottimo impiego nel mondo infantile per l’apprendimento).

Tempo di realizzazione: tre mesi
Peso: 400 gr.
Lunghezza: 490 mm
Legni usati: palissandro, acero (cassa); ebano, palissandro (tastiera); abete (piano armonico)
Pitturazione: antica (opaca), o brillante (a mano con tampone alla gommalacca)
Numero tasti: 16
Corde: (usa generalmente quelle del mandolino) 1^A 0.10 – 2^D 0.14 – 3^G 0.23 – 4^C 0.32

Numero doghe: 11.

Accordatura:

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Estensione:

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N.B. Si noterà come la sua accordatura è identica a quella della mandola contralto, ma con effetto sonoro di un’ottava superiore.

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